Italia: 25 miliardi di euro di IVA non riscossa nel 2023, secondo l’UE

Ue: a 25 miliardi nel 2023 l’Iva non riscossa in Italia

Secondo i dati pubblicati dall’Unione Europea, l’Italia ha registrato un importo di 25 miliardi di euro di IVA non riscossa nel 2023. Nonostante si siano osservati progressi rispetto agli anni precedenti, persistono fragilità strutturali nel sistema di riscossione.

Fonti

Fonte: ANSA – https://www.ansa.it/2023/iva-25-miliardi

Speculazione Economica

Dati principali testuali

Anno Importo IVA non riscossa (in €)
2023 25 000 000 000

Sintesi numerica testuale

Indicatore Valore
Importo IVA non riscossa 25 000 000 000 €

Contesto oggettivo

L’Unione Europea monitora regolarmente la riscossione dell’IVA nei paesi membri. L’importo di 25 miliardi di euro di IVA non riscossa in Italia nel 2023 rappresenta un dato significativo che indica la presenza di inefficienze nel sistema di raccolta. Sebbene si sia registrato un miglioramento rispetto agli anni precedenti, le fragilità strutturali, come la complessità delle procedure di dichiarazione e la difficoltà di controllo, continuano a influenzare la capacità dello Stato di recuperare l’imposta in modo efficiente.

Domande Frequenti

  • Che cosa significa “IVA non riscossa”? Si riferisce all’importo di imposta sul valore aggiunto che, secondo le autorità fiscali, dovrebbe essere stato pagato ma non è stato effettivamente incassato dallo Stato.
  • Qual è l’importo dell’IVA non riscossa in Italia nel 2023? 25 miliardi di euro.
  • Quali sono le cause delle fragilità strutturali? Le difficoltà nella gestione delle procedure di dichiarazione, la complessità normativa e le limitate capacità di controllo sono tra i fattori principali.
  • Cosa indica l’aumento previsto? L’aumento previsto suggerisce che, sebbene si siano fatti progressi, l’importo di IVA non riscossa è aumentato rispetto agli anni precedenti, evidenziando la necessità di ulteriori interventi.
  • Quali sono le implicazioni per l’economia italiana? Un alto livello di IVA non riscossa può ridurre le entrate fiscali, limitare la capacità di investimento pubblico e influenzare la stabilità finanziaria dello Stato.

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